La Visita

 

La Biblioteca Palatina, oltre a conservare un ricco e prestigioso patrimonio librario e storico-artistico, offre anche la possibilità di una visita ad alcuni ambienti monumentali di grande bellezza e suggestione, che testimoniano alcuni dei momenti più significativi della sua storia.

La visita ha inizio dalla Galleria Petitot, una imponente galleria sul lato sud del Palazzo della Pilotta che costituiva il primo ambiente della Biblioteca Parmense, qui inaugurata da Ferdinando di Borbone nel maggio del 1769. Sala di lettura e deposito di libri, la Petitot prende il nome dall’architetto francese Ennemond Alexandre Petitot, cui si devono i disegni degli scaffali in noce dalla sagoma architettonica che corrono lungo le pareti, realizzati da Giuseppe Drugman.

Qualche anno più tardi, nel 1791, sotto la direzione di Ireneo Affò, la Biblioteca si estendeva oltre la Galleria Petitot,  alla Galleria dell’Incoronata. Essa deve il suo nome all’affresco con l’Incoronazione della Vergine di Antonio Allegri detto il Correggio che proviene dall’antica abside di San Giovanni Evangelista, distrutta nel 1587, e che nel corso del Settecento fu trasportato in fondo al maestoso corridore della Pilotta, con il suo blocco di muro retrostante. Nella Galleria dell’Incoronata, attualmente in fase di riallestimento,  resta del dipinto solo la sinopia poiché la pellicola pittorica fu staccata nel 1937 ed esposta in Galleria Nazionale.

Si accede poi alla Sala Dante, un ambiente suggestivo e di dimensioni più raccolte, dipinto  tra 1841 e 1858  da Francesco Scaramuzza con soggetti danteschi ispirati alla Divina Commedia, secondo un gusto per la rievocazione di episodi storici di epoca medioevale tipico di questo periodo. Le scene  si susseguono sulle pareti e i comparti della volta in una narrazione continua realizzata all’encausto: una particolare tecnica di pittura su muro, molto antica e difficile da realizzare, che dalla metà del Settecento in poi, grazie alle scoperte archeologiche, venne riproposta e utilizzata dagli artisti anche attraverso lo studio delle tecniche e delle fonti classiche.

Alla duchessa Maria Luigia si deve la costruzione tra 1830 e 1833 di una nuova prestigiosa sala di lettura, su progetto dell’architetto di corte Nicola Bettoli, denominata, appunto, Salone Maria Luigia. Nel riquadro centrale della volta, dipinta dal pittore “ornatista” Girolamo Gelati e dal suo allievo Filippo Bocchi a finti cassettoni a chiaroscuro, Francesco Scaramuzza affresca Prometeo che, protetto a Minerva, ruba una scintilla al Sole, affiancato da due grandi ottagoni con gli stemmi della committente sostenuti dai geni protettori delle Scienze e delle Arti, opera di Giovanni Gaibazzi. Anche le altre decorazioni pittoriche del soffitto, presentano soggetti allegorici allusivi a tematiche letterarie e filosofiche. Completa il sistema decorativo un fregio a “festoni coloriti”, che percorre l’intera sala con le lettere dell’alfabeto corrispondenti allo scaffale sottostante, in cui i libri sono disposti in nicchie separate da eleganti lesene corinzie.

In un lato del Salone si trova la maestosa Erma di Maria Luigia, che fu commissionata ad Antonio Canova nel 1821 dagli Ufficiali del Reggimento in segno di devozione per la Sovrana. Collocata inizialmente nella Galleria dell’Accademia di Belle Arti, fu donata alla Biblioteca Palatina nel 1875. Il busto in raffinato marmo bianco raffigura la duchessa con le stesse sembianze della grande statua della Concordia collocata in Galleria Nazionale.