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Nonostante l’uso di una gamma cromatica sui toni del bruno, la sapiente variazione degli effetti luminosi conferisce al personaggio una consistenza fisica tangibile, rivelando un approfondito studio dal vero del modello, che consente una resa psicologica di grande intensità ed efficacia.

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Annibale Carracci (Bologna, 1560 – Roma, 1609)

Autoritratto 1593

Olio su tela, cm 24 x 20

Provenienza: venduto da Margherita Dall’Aglio Bodoni di Parma nel 1841

Inventario N. 324

 

Nel piccolo autoritratto Annibale si presenta allo spettatore con indosso un cappello di feltro a larga tesa, completamente avvolto in un tabarro scuro che nasconde la figura. La composizione particolarmente essenziale e il taglio fortemente ravvicinato concentrano tutta l’attenzione sul volto: i capelli corti, lo sguardo intenso e profondo e l’espressione ferma e sicura dell’uomo emergono dal fondo neutro con grande intensità.

Alla data del dipinto, il 17 aprile 1593, come riporta la scritta sulla tela, Annibale era ormai un pittore famoso, anche oltre i confini di Bologna. Eppure qui nessun attributo interviene a connotare la sua professione o il nuovo status sociale da lui raggiunto. L’artista indossa i panni tipici degli artigiani bolognesi, mostrandosi incurante del suo aspetto e di ogni vezzo esteriore, affermando, quindi, con evidenza un preciso intendimento del proprio lavoro e una coscienza del proprio ruolo artistico ben diversa da quella del fratello Agostino, colto e raffinato intellettuale, con cui più volte egli si era scontrato all’interno della bottega proprio a questo proposito.

Il quadretto entra in Galleria nel 1841 acquistato da Margherita Dall’Aglio, moglie di Bodoni, già vedova.

CURIOSITA’

Il formato ridotto e la presenza di una data così precisa fanno supporre che il pittore intendesse commemorare un evento personale o donare il dipinto ad un familiare o a qualche persona del popolo a cui egli era solito regalare, in cambio di piccoli favori, dipinti di Madonne, ritratti e altri quadretti da mettere in casa.