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L’amante traditrice Dalila, lievemente in disparte e soddisfatta per il lavoro compiuto, appoggia le forbici usate per tagliare i capelli a Sansone: la bianca tunica e il suo aspetto tranquillo fanno da contrappunto alla scena movimentata, richiamando su di lei l’attenzione dell’osservatore.

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Felice Giani (1758 – 1823)

Sansone, tradito da Dalila, è imprigionato dai Filistei 1784

Olio su tela, cm 89 x 134

Provenienza: in Galleria dal 1784

Inventario N. 8

 

Il dipinto descrive l’episodio della storia di Sansone, descritto nel Libro dei Giudici, quando i Filistei tagliano i capelli dell’eroe, che dopo essere stato tradito dall’amata Dalila, viene privato della sua forza prodigiosa. Nel dipinto Sansone, attorniato da una folla caotica e rumoreggiante, è riverso su un lenzuolo candido e si ribella al soldato, che brutalmente lo contrasta minacciandolo con un pugnale. Il risultato è  un’immagine di truculenta drammaticità, in cui il contrasto tra la forte illuminazione del primo piano e le ombre cupe dello sfondo accentua l’enfasi teatrale della scena.

Dopo una prima formazione a Pavia col pittore Carlo Antonio Bianchi e Antonio Galli Bibiena, Felice Giani si sposta a Bologna, trasferendosi poi a Roma nel 1778. Qui egli entra in contatto con alcune importanti personalità artistiche, tra cui Pompeo Batoni, Angelica Kaufmann e la cerchia dei pittori nordici influenzati dalla pittura visionaria e romantica di Füssli, ampliando i propri orizzonti culturali e aggiornando il suo vocabolario stilistico. Con questo dipinto conquista invece nel 1784 il secondo premio della classe di pittura all’Accademia di Belle Arti di Parma, ricevendo un giudizio assai lusinghiero dalla commissione d’esame, particolarmente colpita dal suo fulmineo pennello capace di tradurre immediatamente nel quadro l’invenzione del disegno.