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Con grande minuzia in primo piano il pittore si sofferma a descrivere la coppa e la bottiglia di vino rovesciati a terra, i grani d’uva sfuggiti dal grappolo nella mano di Noè e la punta dello scarpone rovesciato che fuoriesce dal panno rosso, realizzando un brano di natura morta di qualità altissima.

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Giovanni Andrea De Ferrari (Genova 1598  circa – 1669)                       

Ebbrezza di Noè 1630-1640 circa

Olio su tela, cm 171 x 198

Provenienza: in Galleria dal 1844

Inventario N. 220

 

Il quadro rappresenta l’episodio dell’ebbrezza di Noè e la maledizione del figlio Cam e dei suoi discendenti per averlo schernito mentre egli giaceva ubriaco e nudo.  Il vecchio patriarca, stordito dall’alcool, dorme su di un panno rosso vivo; Cam, con il figlioletto Canaan attaccato alla veste, lo deride con un espressione beffarda, mentre i fratelli Sem e Jafet lo rimproverano severamente, ergendosi a proteggere il sonno del padre. Nel dipinto la composizione risulta particolarmente sintetica ed essenziale e i dettagli di paesaggio sono quasi inesistenti, con un’attenzione tutta concentrata sui personaggi in primo piano.

Proveniente dalla collezione del conte Scutellari di Parma, dove era stato registrato addirittura come opera di Tiziano, il dipinto, assieme a quello di Giuseppe venduto dai fratelli, dello stesso artista, venne poi ceduto da un tale Ernesto Rossi nel 1844 all’Accademia di Belle Arti parmense. Solo nel 1875  entrambi i lavori furono finalmente riconosciuti al pittore Giovanni Andrea de Ferrari, una delle personalità più interessanti della scena pittorica genovese di pieno Seicento.