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Sceso dal cielo, venne a ribaltar la pietra, e vi si sedette sopra. Il suo aspetto era come la folgore e la sua veste candida come la neve, così ci appare l’angelo nelle Marie al Sepolcro di Bartolomeo Schedoni, un dipinto in cui l’elegante figura della Maddalena ci introduce a questa sacra conversazione come su una scena teatrale, rendendo il racconto ancor più vivo ed immediato.

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Bartolomeo Schedoni (Modena, gennaio 1578 – Parma, 23 dicembre 1615)

Le Marie al Sepolcro 1613-1614 circa

Olio su tavola, cm 228 x  283

Provenienza: Fontevivo, chiesa dei Cappuccini

Inventario N. 133

 

Lo Schedoni, che riprende i passi sacri dal Vangelo di Matteo e di Marco, interpreta la storia da grande scenografo, mettendo in scena una macchina teatrale di notevole impatto visivo. Allestisce un fondale all’ alba, da cui si diffonde un illuminazione diafana che accentua il candore delle vesti bianche dell’angelo, mentre le tre Marie, con i volti seminascosti dai loro manti, s’inchinano davanti al mistero, in attesa di una risposta. La Maddalena, con un’espressione assorta, trattiene il lungo vestito rosaceo e tiene tra le dita il  vasetto dell’unguento, fragile e trasparente come in una natura morta. Protagonisti assoluti del dipinto sono l’intensa gestualità dei personaggi e lilluminazione della scena che entrando lateralmente conferisce alla composizione un senso quasi metafisico dello spazio: l’atmosfera sospesa e i colori delle vesti dalle tonalità cariche, insieme alle profonde pieghe, raggiungono esiti di grande forza espressiva.

Con questa opera Schedoni dà ulteriore prova della sua straordinaria maestria esecutiva e del suo personalissimo linguaggio pittorico, aderendo di volta in volta al recupero di Correggio, alle luci di Caravaggio e alla sintesi di forte impatto emotivo del naturalismo carraccesco. Il dipinto eseguito per la chiesa dei cappuccini di Fontevivo, fortemente voluta dal duca Ranuccio I Farnese, entra in Pinacoteca nel 1809 a seguito della soppressioni napoleoniche.