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A ricordare il ruolo della sovrana Maria Luigia come pacificatrice tra Francia e Austria, l’artista sceglie il tema della Concordia, eseguendo una raffinata statua in marmo bianco che appare come una riuscitissima fusione tra l’austera nobiltà classica della figura e l’immediatezza parlante e realistica del ritratto.

 

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Antonio Canova (Possagno -TV-, 1 novembre 1757 – Roma, 13 ottobre 1822)

Ritratto di Maria Luigia d’Asburgo in veste di Concordia 1811-14

Marmo, cm 137.3 x 96.5 x 98.4

Provenienza: Colorno (PR), Palazzo Ducale, in Galleria nel 1848

Inventario N. 968

Nell’autunno del 1810 Canova venne invitato a Parigi per eseguire il ritratto della nuova sposa di Napoleone, Maria Luigia d’Asburgo: i diari dell’artista registrano in presa diretta le sedute di posa per la realizzazione del modello in creta. Al ritorno a Roma il grande scultore preparò subito un busto in marmo e cominciò a lavorare ad una grande statua – studiando in prima battuta l’effetto della composizione tramite alcuni bozzetti in creta – che raffigurasse la sovrana come la personificazione della Concordia, solennemente assisa in trono, abbigliata all’antica, con diadema regale, scettro e patera (un piccolo piatto di cui gli antichi si servivano nelle cerimonie religiose).

La statua era già pronta nel gennaio del 1814, ma il drammatico crollo dell’impero napoleonico ne impedì il trasporto a Parigi. Solo nel 1817, divenuta ormai duchessa di Parma e Piacenza, Maria Luigia riuscì a recuperare la scultura rimasta a Roma nello studio dello scultore, decidendo di sistemarla nella reggia di Colorno, dove rimase fino al 1848, quando il suo erede, l’arciduca Leopoldo d’Asburgo, la donò alla città, affinché fosse sistemata nella nicchia della Galleria che la sovrana stessa aveva fatto allestire nel Palazzo della Pilotta, dove tuttora si può ammirare.

CURIOSITA’

La scultura di Canova è stata esposta nel percorso della grande mostra “Bodoni, Principe dei Tipografi nell’Europa dei Lumi e di Napoleone”, tenutasi in occasione del bicentenario della morte dal 5 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 negli spazi monumentali della Biblioteca Palatina, del Teatro Farnese e della Galleria Nazionale all’interno del Palazzo della Pilotta.