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Con estrema raffinatezza ed ogni possibile effetto scenico, il Ricci condensa il racconto, come in un’istantanea, nel momento più saliente, quello dell’atto del dipingere, quando si determina quel continuo passaggio di sguardi fra pittore e modella, sotto gli occhi vigili ed ammirati del committente e dei suoi dignitari.

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Sebastiano Ricci (Belluno, luglio 1659 – Venezia 1734)

Apelle che ritrae Pancaspe 1700-1704 circa

Olio su tela, cm 244 x 246 

Provenienza: Parma, Ospedali Riuniti

Inventario N. s.n.

 

Particolarmente riuscito è il profilo greco di Pancaspe, resa ancor più regale dalle ricche vesti e dai preziosi ornamenti. L’episodio, derivato dalla Naturalis Historia di Plinio, racconta dell’incarico che Alessandro Magno assegnò ad Apelle per ritrarre Pancaspe, la sua concubina preferita; l’artista nel realizzare il ritratto si innamorò della giovane donna la quale, con grande magnanimità, gli fu data in dono da Alessandro. Con l’identificazione di Sebastiano Ricci nel più celebre pittore dell’antica Grecia Apelle, che viene ritratto nel dipinto mentre riproduce la concubina Pancaspe, l’artista tenta di rappresentare la sua idea di lavoro artistico,  fatto di istinto e passione nei confronti del soggetto amato, come di autorevolezza e vigile controllo da parte di una committenza.

Il soggetto è un classico della pittura dal XVI al XVIII secolo con cui si sono misurati pittori della fama di Velázquez, Baldrighi, Goya ed altri ancora.