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Una scena di umanità semplice e disarmante, espressa in un codice immediato al di fuori delle complesse allegorie medievali, a testimoniare nella Galleria Nazionale il genio creativo e l’intuizione poetica di Benedetto Antelami, uno tra i più noti architetti e scultori medievali, di cui a Parma si può ammirare anche il famoso Battistero in marmo rosa di Verona.

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Benedetto Antelami (secolo XII – Documentato a Parma nel 1178 e nel 1196)

Capitelli con scene del libro del Genesi e del Libro del Re 1178 circa

Marmo bianco, ciascuno cm 36,5 x 33 x 22,5

Provenienza: Parma, Duomo

Inventario N. 1816

 

Nel primo capitello la narrazione, fortemente marcata dalla gestualità dei protagonisti, prende l’avvio dall’ingresso dei progenitori nel Paradiso terrestre: un giovane Dio, imberbe, dai lunghi capelli, con una tunica e un mantello i cui bordi sono decorati dai segni del traforo, prende per mano un titubante Adamo, nudo e barbuto, seguito da Eva. La decorazione del secondo capitello si conclude con l’uccisione di Abele da parte di Caino; la scena risulta particolarmente ricca di pathos e di dinamismo: Caino, dallo sguardo intenso è raffigurato nell’atto di colpire con una pietra la testa del fratello, cui è letteralmente salito sulla schiena, appoggiandosi con le ginocchia. Nel terzo capitello la prima scena raffigura il Giudizio di Salomone, topos iconografico della giustizia rettamente amministrata: il re, seduto in trono, ha accanto a sé le due presunte madri, dalle lunghe vesti aderenti al corpo, pieghettate nella gonna, una delle quali tiene il neonato in fasce per un piede, mentre l’altra lo abbraccia al petto.

Tutti e tre sono istoriati con quattro scene tratte dal Vecchio Testamento poste entro cornici architettoniche costituite dall’alternarsi di edicolette e timpani ad arco: i primi due raffigurano episodi tratti dal libro del Genesi, dall’ingresso di Adamo ed Eva in Paradiso alla vergogna dei progenitori e dalla cacciata dal Paradiso all’uccisione di Abele, mentre il terzo, la cui iconografia è più difficile da decifrare, narra scene tratte dal Libro dei Re, fra cui il Giudizio di Salomone e l’annuncio a Davide della morte di Assalonne.

Insieme con la malridotta lastra con la Maiestas Domini, i tre capitelli provengono dal Duomo di Parma e con la celebre Deposizione di Cristo dalla croce, firmata e datata 1178 dall’Antelami, ancor’oggi in Cattedrale, con ogni probabilità facevano parte della decorazione plastico-architettonica del perduto pontile-pulpito eseguito dall’Antelami per il presbiterio del Duomo. I capitelli in origine erano quattro – il quarto venne venduto all’estero da un antiquario parmense alla fine dell’Ottocento – e furono donati nel 1881 dal cavalier Domenico Bosi al Museo Archeologico.

 

ATTRIBUZIONE

Quanto all’autografia dell’esecuzione, la critica rimase a lungo divisa: per qualcuno sarebbero di Antelami, per altri di un suo aiuto, più vicino agli esiti dell’arte dell’Ile-de-France, anche se ormai si tende a riferirli al maestro in persona.