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Come non pensare a Venezia davanti all’immagine di un vivace corso d’acqua animato da gondole, burchi e burchielli per il trasporto delle merci, attraversato da uno splendido ponte Rinascimentale e con le tipiche macchiette?           Il dipinto, con tutti i suoi elementi, mostra una veduta veneziana perfettamente riconoscibile, che osservata più attentamente indica però qualcosa di strano e  capriccioso. Infatti, se siete stati in laguna anche solo per una volta, sostando per qualche scatto fotografico sul famoso Ponte di Rialto, non avrete certo visto gli stessi edifici rappresentati da Canaletto.

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Antonio Canal, detto il Canaletto (Venezia 1697 – 1768)

Capriccio con edifici palladiani 1756 – 1759

Olio su tela, cm 58 x 82

Provenienza: Venezia, collezione Aglietti

Inventario N. 284

 

Il dipinto, uno dei più celebri del grande vedutista veneziano, appartiene al genere del cosiddetto capriccio, vale a dire quello della veduta immaginaria, che può mescolare realtà e fantasia o ancora edifici che si trovano in luoghi diversi e distanti tra loro.

In questo caso il pittore si è divertito a collocare nel prediletto ambiente lagunare tre edifici progettati da Andrea Palladio, il più grande architetto veneto del Cinquecento: si tratta, in particolare, di due ben noti edifici vicentini, il Palazzo Chiericati (che compare in tralice sulla sinistra) e la Basilica (o Palazzo della Ragione) a destra, mentre al centro è riprodotto un primo progetto per il Ponte di Rialto che, tuttavia, non venne mai realizzato. Questo genere di veduta  furoreggiava presso la ricca e variegata clientela straniera, in particolare britannica, che durante il canonico grand tour italiano non mancava in Laguna di acquistare come lussuoso souvenir una delle celebri vedute del pittore veneziano.

Canaletto insistendo sul valore matematico della prospettiva, proprio della cultura illuministica del Settecento, crea il quadro cercando di raggiungere una maggiore precisione possibile tra forme e colori offrendo allo spettatore una fotografia illusoria del sito lagunare. I luoghi ripresi dal vero grazie all’uso della camera ottica sono disegnati dall’artista con schizzi preparatori detti scaraboti , che vengono in seguito modificati e ricomposti nello studio fino ad ottenere il risultato definitivo della veduta.

Il dipinto appartenente alla famiglia veneziana degli Aglietti venne acquistato dalla duchessa Maria Luigia e da lei personalmente offerto alla Galleria Nazionale nel 1825.

 

GRAND TOUR

Come oggi, anche nel Seicento il viaggio da parte di giovani affamati di nuove esperienze, incuriositi dalla scoperta di visioni alternative era un’usanza molto diffusa. Diversamente dalla contemporaneità, all’epoca chi effettuava questa scelta erano figli di famiglie aristocratiche che con i loro giri turistici denominati grand tour, come all’interno di un’accademia itinerante, ampliavano nei diversi paesi europei le loro conoscenze culturali.

CAMERA OTTICA

La camera oscura, o camera ottica, è un dispositivo ottico composto da una scatola oscurata, con un foro stenopeico sul fronte e un piano di proiezione dell’immagine sul retro. Questo strumento, noto fin dall’antichità, era usato ancora nel XVIII secolo da Canaletto, che grazie a questo macchinario acquistava una notevole precisione fotografica nel fissare i  suoi paesaggi. L’uso e lo studio di queste strumentazioni sono inoltre alla base dell’origine della lanterna magica, uno spettacolo di immagini in proiezione, antenato del cinema, che funzionava come una sorta di proiettore per diapositive.