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Con una impostazione iconografica e gestuale innovativa, l’opera di Correggio mostra l’espressione del dolore provato tra la Madre e il Figlio durante il primo contatto dopo la Crocifissione.  La scena resa con forte partecipazione patetica raggiunge la massima  concentrazione drammatica nella figura di Maria  che per la disperazione sviene alla vista del corpo inerme e contratto di Cristo che giace sulle sue ginocchia.

 

 

 

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Antonio Allegri, detto il Correggio (Correggio, agosto 1489 – Correggio, 5 marzo 1534)

Compianto su Cristo Morto 1524-1525

Olio su tela, cm 157 x 182

Provenienza: Parma, Abbazia di San Giovanni Evangelista

Inventario N. 352

 

Nel Compianto Correggio adotta una soluzione pittorica che sottolinea la forte componente umana che caratterizza i suoi personaggi. Cristo, appena deposto dalla croce, con le palpebre semichiuse e la bocca leggermente aperta a terra e col capo abbandonato sul grembo della madre, il corpo livido, i piedi e le mani ancora contratti per la tensione dei chiodi. La Vergine, invece, sostenuta da Giovanni,  incapace di sopportare questo straziante contatto fisico, prova come uno spasimo, mentre la Maddalena, sulla destra ai piedi di Gesù, incurante di ciò che avviene intorno a lei, è vinta da un sentimento di dolorosa  tristezza. Nell’opera la tragedia della morte di Cristo è definitivamente compiuta: il sacrificio di Cristo ci viene mostrato in primo piano in tutta la sua atroce e umana sofferenza, suscitando nello spettatore una forte reazione emotiva e un sentimento di dolente compassione e sacrificio.

Nel 1524, terminati i lavori per la grande impresa decorativa di San Giovanni Evangelista, Correggio viene incaricato dal monaco benedettino Placido del Bono di eseguire per la cappella di famiglia posta nella medesima chiesa due tele: il Compianto su Cristo Morto e il Martirio dei Santi Placido, Flavia, Eutichio, Vittorino. 

 

 

TECNICA CINEMATOGRAFICA ?

L’artista focalizza tutta l’attenzione della scena sul gruppo di personaggi centrali e come se stesse adoperando la tecnica dello zoom cinematografico elimina così tutti i particolari non funzionali al climax drammatico del racconto, concentrandosi sulla consonanza emotiva dei due visi della Vergine e di Gesù e sull’immagine color alabastro del corpo di Cristo, che offerto in diagonale sembra voler bucare in maniera asimmetrica questo schermo ipotetico.