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Allegoria simbolica del contrasto, prettamente rinascimentale, fra i due registri, quello elevato e quello basso, del discorso artistico, molto in voga negli ambienti umanisti, dove il personaggio di Mida, ancora re, è raffigurato già con le orecchie asinine, a dimostrazione della sua scarsa saggezza, per aver giudicato a favore di Pan la sfida musicale con Apollo.

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Giovan Battista Cima da Conegliano (Conegliano Veneto (TV) 1459/1460 – 1517/1518)

Giudizio di Mida 1505-1510

Olio su tavola, diam. cm 24, 5

Provenienza: Collezione dalla Rosa – Prati

Inventario N. 373 

 

Il tema del Giudizio di Mida è tratto dai Dialoghi degli Dei di Luciano. L’opera rappresenta la gara musicale tra Apollo e Pan e il  giudizio di re Mida  a favore di quest’ultimo, che gli costerà l’assunzione delle orecchie d’asino. Nell’episodio, l’unico a subire una punizione è Mida, mostrato come incapace di  intendere la superiorità musicale apollinea.

 

 PROVENIENZA

Ci sono buoni motivi per ritenere che i due tondi mitologici fossero il risultato  del rapporto di Cima da Conegliano con il colto canonico Bartolomeo Montini, per il quale aveva già realizzato la pala d’altare della sua cappella funeraria nella Cattedrale di Parma (ora in Galleria). Le due opere furono acquistate  nel 1856 dalla collezione della famiglia Rosa-Prati, discendenti diretti del nipoti del Montini, Scipione della Rosa.

DESTINAZIONE

Ancora non del tutto chiarita la questione riguardo alla loro destinazione d’uso: forse elementi di un cassone nuziale o anche componenti di uno strumento musicale a tastiera, ipotesi che risultano entrambe congruenti con la specificità del tema poetico dei dipinti.