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Complessa e non del tutto comprensibile macchina allegorica dedicata al tema dell’Immacolata Concezione della Vergine, il dipinto è dominato dalla figura di Maria nell’alto dei cieli, profetizzata prima della sua nascita quale mediatrice della salvezza del genere umano.

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Girolamo Mazzola Bedoli (Viadana 1500 circa – Parma 1569)

Immacolata Concezione della Vergine entro il 1539

Olio su tela incollata su tavola, cm 421 x 207

Provenienza: Parma, oratorio della Concezione presso San Francesco del Prato

Inventario N. 141

 

La scena dell’opera è suddivisa in due parti, dove in alto in primo piano è ritratta la Vergine Maria tra le nuvole e una schiera di angioletti, mentre in secondo piano, all’interno di un tempio classico popolato dalle statue marmoree di Adamo ed Eva, simboli del peccato originale, alla sinistra della composizione sta seduto l’imperatore Augusto, cui la Sibilla Tiburtina, vista di spalle, addita la gloria della Vergine e al centro invece è forse raffigurato Gioacchino, padre di Maria, che sta uscendo dal tempio ebraico stesso a causa della sua sterilità, al quale una donna con un bambino, seduta per terra, indica la scena dell’imperatore Augusto. In primissimo piano è raffigurato per alcuni Mosè, per altri il pittore che ci invita con il braccio a contemplare la scena alle sue spalle. Lo sfondo del dipinto rimane non facilmente decifrabile dal punto di vista iconografico: si riconosce una fontana con al centro una statua bronzea raffigurante Mosè con la verga in mano, cui si dissetano due giovani, dietro alla quale un corteo di figure sta entrando in una sorta di tempio a pianta circolare, sormontato da una curiosa colonna.

La grandiosa pala venne commissionata nel 1533 dalla Confraternita della Concezione presso la chiesa di San Francesco al Prato di Parma al Bedoli e a Pier Ilario Mazzola, suo suocero, ma poi venne interamente eseguita dal solo Bedoli, cui venne saldata fra il 1538 e il 39’.

CURIOSITA’

Capolavoro della capziosità e della ricercatezza del manierismo emiliano, il quadro è compreso nell’ancona lignea originale eseguita da Marc’Antonio Zucchi, sopra la quale sono incise due scritte tratte dal libro dei Proverbi, in cui la Sapienza, figura della Vergine, parla di sé come presente in Dio prima di tutto il mondo creato.