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Nell’imponente trittico a fondo oro, impreziosito dalle raffinate decorazioni a bulino, ci appare la Madonna dalla sontuosa veste bianca seduta su un ricco trono gotico con in grembo Gesù Bambino, mentre una teoria di santi e angeli si dispone simmetricamente attorno a lei.

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Agnolo Gaddi (Firenze, documentato dal 1369 – morto nel 1396)

Madonna col Bambino in trono tra angeli e i santi Domenico, Giovanni Battista, Pietro martire, Paolo, Lorenzo, Tommaso d’Aquino e monaca in preghiera, 1375

Tempera e oro su tavola, cm 159 x 198

Provenienza: Firenze, chiesa di Santa Maria Novella; collezione Tacoli Canacci, 1786

Inventario n. 435

Suddiviso ancora come un trittico, il dipinto presenta una chiara unità spaziale con al centro il ricco trono-edicola cuspidato, alla destra del quale sono raffigurati san Domenico e san Giovanni Battista, mentre a sinistra stanno san Lorenzo e san Paolo. Inginocchiati in primo piano figurano san Tommaso d’Aquino e san Pietro Martire che presenta la donatrice del dipinto, ritratta rigorosamente di profilo e, come dettavano le regole iconografiche, in dimensioni minori, probabilmente una monaca o una terziaria domenicana.

L’opera del periodo giovanile dell’artista ed ancora legata ad una impostazione solida e monumentale delle figure disposte secondo un ordine simmetrico e solenne è connotata da un’indubbia raffinatezza cromatica e decorativa, soprattutto nelle preziose aureole e nella vesta bianca bulinata d’oro della Vergine, elementi che preannunciano i motivi tardogotici che il Gaddi sperimenterà successivamente.

Proveniente dal convento domenicano di Santa Maria Novella di Firenze, venne acquistata dal marchese Tacoli Canacci, che la vendette a un tal Filippo Lucchi, il quale a sua volta la esitò alla chiesa di Pannocchia, dalla quale l’acquistò nel 1855 la Galleria Nazionale. Siglata MCCCLXXV sul gradino del trono su cui poggia la Vergine, venne attribuita ad Agnolo Gaddi dalla critica di inizio Novecento, assegnazione ormai quasi unanimemente accettata.

 

 

TECNICA

Il dipinto, realizzato su una tavola di legno di pioppo, nel tempo ha subito diverse modifiche, soprattutto nella parte superiore, dove furono asportate le cornici delle cuspidi che scandivano la struttura del trittico.  La tecnica esecutiva, tipica di molti dipinti trecenteschi, risulta assai complessa e particolarmente elaborata:  il fondo oro è realizzato con la doratura a “guazzo”, con cui sottilissime foglie d’oro venivano stese sulla preparazione a bolo rosso, una terra con proprietà adesive, successivamente bagnata con albume d’uovo battuto, usato  come collante. L’oro veniva poi lavorato con particolari punzoni che rendevano i motivi decorativi, come si vede nelle aureole dei santi, una vera e propria opera d’oreficeria. Per quasi tutti gli azzurri è stato fatto largo uso del blu di lapislazzuli, colore derivato da una pietra molto preziosa, cosa abbastanza straordinaria in quanto, dato il costo elevato del pigmento, di solito veniva utilizzato solo per il manto della Madonna.

RESTAURO

Durante l’ultimo restauro effettuato tra 2005 e 2006, oltre agli interventi sul supporto ligneo, sono stati effettuati interventi sulla pellicola pittorica che hanno portato alla rimozione di strati  di passate verniciature e ridipinture, restituendo al dipinto la brillantezza e le tonalità dei colori originari.