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Giovanni Battista Cima da Conegliano , cui si deve la diffusione della cultura lagunare in terraferma, si distingue per il rigoroso senso formale e per il cromatismo brillante delle sue immagini. La personale sensibilità pittorica, ricca e profonda, restituisce alle figure, ben individuate nella luce da sinistra, una forma salda, quasi statuaria e tridimensionale, con un riuscito effetto di tutto tondo.

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Giovanni Battista Cima da Conegliano (Conegliano Veneto (TV) 1459/1460 – 1517/1518)

Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista, Cosma, Damiano, Caterina e Paolo 1505-07

Olio su tavola, cm 209 x 125

Provenienza: Parma, Duomo

Inventario N. 360

 

La pala segue il modello tipico della sacra conversazione veneziana, con la Madonna col Bambino seduta al centro sopra un alto scranno, circondata da un gruppo di santi che si dispongono a semicerchio seguendo la curvatura dell’abside dell’edificio sacro entro il quale sono immaginati. Particolarmente felice appare la gradazione luminosa del dipinto, con i santi a destra in luce e quelli a sinistra avvolti in una delicata penombra. Il mosaico del catino absidale evoca sicuramente la tradizione bizantina molto viva a Venezia, ma era anche in perfetta corrispondenza con il finto mosaico, dipinto dal parmigiano Cristoforo Caselli, sul catino della stessa cappella Montini nella Cattedrale, dove l’opera era collocata in origine.

Eccezionale è il caso di Cima da Conegliano, il quale, tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento spedisce a Parma tre superbe pale d’altare (due sono oggi in Galleria mentre la terza approdò al Louvre durante il periodo napoleonico). Quella che qui commentiamo godeva di una collocazione prestigiosa, essendo stata commissionata dal colto canonico Bartolomeo Montini per la propria cappella funeraria, collocata nel transetto destro della Cattedrale: si trattava di un insieme di notevole modernità nella Parma di inizio Cinquecento, impreziosito da una tomba e da un tramezzo in pietra rossa di Verona di grande raffinatezza, oltre che dal capolavoro di Cima.

 

PITTURA VENETA

Tra Quattro e Cinquecento la grande tradizione della pittura veneziana, Giovanni Bellini, Alvise Vivarini, Carpaccio­, è all’orizzonte della migliore produzione artistica parmigiana. Non solo i pittori locali, come Caselli e Mazzola, si recano in laguna a studiare, riportandone a casa modelli di sicuro riferimento, ma nella città emiliana giungono addirittura alcuni capolavori della scuola veneta, come ad esempio le opere di Cima da Conegliano.