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L’eleganza della gestualità e il movimento dinamico della figura di Maria, allungata verso l’alto, fanno da contrasto con l’atteggiamento molto umano del bambino che, morbidamente abbandonato in un sonno profondo, viene appena  sfiorato dalla mano della madre, creando attraverso il loro contatto fisico un’armonia tra corpo e anima.

 

 

 

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Anton Van Dyck (Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641)

Madonna col Bambino 1621-27

Olio su tela, cm 62.5 x 52.5

Provenienza: Acquistato da Marianna Galli

Inventario N. 357

 

Il tema della Vergine col Bambino ricorre più volte nel Taccuino di disegni italiano di Anton van Dyck che tenta in molte tele a cimentarsi con questo soggetto, fornendo diverse varianti. Questa di Parma è tra le invenzioni più felici; la leggera torsione della Madonna, il suo sguardo luminoso e sereno, ben si relaziona con la morbidezza della posa e la dolcezza del sonno del Bambino. Il profondo abbandono di quest’ultimo preannuncia la morte di Cristo, come pure la mela che tiene nella mano sinistra, simbolo della redenzione.

La critica non ha mai messo in dubbio l’autografia del dipinto, venduto alla Galleria dalla vedova del pittore Giuseppe Baldrighi, che si inserisce cronologicamente tra le opere dipinte da Van Dyck durante il viaggio in Italia, sebbene la datazione sia incerta e oscilli ancora in tutto l’arco del suo soggiorno, dal 1621 al 1627. E’ certamente un omaggio del maestro di Anversa all’arte veneta e in particolare a Tiziano, di cui ammirava, oltre all’estro creativo dei soggetti, le doti tecniche, che ebbe modo di studiare durante i suoi due mesi di permanenza a Venezia, dopo la sosta a Genova e a Roma.

Per una artista fiammingo, come già per il suo maestro Rubens, il viaggio di formazione in Italia era considerato un obbligo e Van Dyck ancora durante la sua permanenza a Palermo (1624-25) si cimenterà in opere fortemente suggestionate da Tiziano.