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Si tratta di una delle più significative tavole della produzione matura del pittore veneto, costruita secondo una composizione che si distacca da modelli di rigorosa simmetria, rappresentando le figure con un dinamismo fatto di grande dignità e compostezza, ben chiaro nella figura del canuto S. Andrea che, ripiegato su stesso, sostiene il peso della croce legata a lui durante il martirio.

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Giovan Battista Cima da Conegliano ( Conegliano Veneto (TV) 1459/1460 – 1517/1518)

Madonna con Bambino fra i santi Michele arcangelo e Andrea Apostolo 1498-1500

Olio su tavola, cm 194 x 134

Provenienza:  Parma, antica chiesa dell’Annunciata

Inventario N. 361

L’architettura marmorea in rovina, con la parasta scolpita a motivi classici, nostalgica citazione dall’antico, viene raccontata dall’artista che, con la precisione di un miniaturista, crea frammenti di roccia sbrecciati, piante e fiori delineati in primo piano e si dispone a destra della scena, creando un effetto di ariosa apertura sul paesaggio collinare a sinistra, in cui si riconosce, racchiuso fra le mura, il turrito borgo di Conegliano Veneto, sorta di firma o di riconoscimento affettivo del paese dell’artista. Nel dipinto è presente una rigorosa struttura asimmetrica, ulteriormente sottolineata dal gioco dinamico delle pose dei personaggi che sembrano allacciare intense tensioni emotive con i loro leggeri movimenti che si articolano nello spazio. I corpi inoltre  si aprono ed  illuminano di una luce che accende e intensifica gli effetti cromatici, sottolineandone i particolari e gli atteggiamenti.

La tavola, originariamente collocata nella chiesa francescana dell’Annunciata, demolita nel 1546, passò  nella  collezione Sanvitale, dove dal 1706 occupava il posto d’onore come opera di Leonardo per la presenza di un’iscrizione apocrifa, ora illeggibile: Leonardo Vinci fece 1492. E’ con l’ingresso in Galleria nel 1834 che il dipinto venne riconosciuto al Cima.

La posa dinamica dell’elegante figura di san Michele Arcangelo, caratterizzato da una grazia sofisticata e un po’ manierata, rappresenta  una delle prime autentiche figure serpentinate  della pittura veneziana. Alla disposizione del  gruppo della Vergine col Bambino, leggermente disassato e reso da Cima con una complessità di atteggiamento quasi leonardesca, si accompagna un particolare effetto di luce diffusa, che ammorbidisce la plasticità e ingentilisce le espressioni, quasi a recuperare i migliori esempi di Antonello da Messina e Giovanni Bellini.