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Diversi dettagli colpiscono nell’opera: i profili netti delle figure, le stese campiture dai colori brillanti, l’enorme quantità di oro che fa da sfondo alla tavola. Ma ciò che stupisce di più è la strana resa spaziale che priva di profondità sembra far scivolare in avanti e fuori dal sepolcro il cadavere della Vergine.

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Niccolò di Pietro Gerini (Firenze, noto dal 1368 -1415)

Morte della Vergine 1370-75 circa

Tempera e oro su tavola, cm 244 x 201

Provenienza: acquista a Firenze nel 1787 da Alfonso Tavoli Canacci

Inventario N. 431

 

Il Gerini rappresenta al centro della composizione, fra gli apostoli e gli angeli attorno al sarcofago, Cristo che fra le mani regge (come secondo l’antica iconografia bizantina) la piccola “animala” della Vergine. Gli apostoli, in lussuosi abiti, si affollano ed accalcano intorno al sarcofago, impreziosito da intarsi cosmateschi, giustapponendosi uno accanto all’altro, quasi come fossero sagome ritagliate, senza alcun interesse per una resa illusionistica dello spazio. L’artista rilegge il modello giottesco e con una grammatica figurativa rigida e bidimensionale lo impoverisce, sia nella resa spaziale che nella psicologia dei personaggi.

L’ancona con la scena della “Dormitio Virginia”, coronata da una cuspide in cui è raffigurata la “Vergine Assunta che consegna la cintola a san Tommaso” fu acquistata a Firenze a seguito delle soppressioni leopoldine nel 1787 dal marchese Tacoli Canacci per conto del duca di Parma, Ferdinando di Borbone, come opera di Giotto. Fu Giovan Battista Cavalcaselle per primo nel 1862 a ricondurla all’allora sconosciuto Niccolò di Pietro Gerini, modesto pittore fiorentino della seconda metà del Trecento.