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Gli occhi dei personaggi, vivi ed eloquenti, sono molto efficaci per esprimere un’impressione di turbamento e sembrano accentuare, insieme ai movimenti e al forte contrasto cromatico, la tensione drammatica e il senso di grave pathos del culmine narrativo del dipinto.

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François Doyen (Parigi 1726 – Pietroburgo 1806) 

Morte di Virginia 1757-59
Olio su tela, cm 383 x 660

Provenienza: acquistato da Don Filippo di Borbone nel 1760

Inventario N. 1

L’opera presenta, secondo la narrazione che ne fa Tito Livio, il momento in cui il plebeo Lucio Virginio uccide la figlia Virginia, per sottrarla al disonore e non consegnarla al decemviro Appio Claudio, il cui comportamento viene condannato per i soprusi perpetrati ai danni della plebe. Particolarmente efficace è il contrasto espressivo che l’artista crea all’interno del quadro, come ad esempio quello fra Appio Claudio, completamente avvolto da un alone rossastro, e il vecchio pensoso alle sue spalle. A movimentare la tensione insita nella scena è invece il calibrato accordo cromatico fra il bianco-rosa che caratterizza le vesti dell’innocente eroina morente, contrapposto al blu-rosso dell’oltraggiato promesso sposo. La morte di Virginia è causa di una sollevazione popolare nei confronti dei decemviri. E’ nella scelta di questo episodio che si annida la funzione dell’eroe/eroina come exemplum virtutis che porterà la cultura della seconda metà del Settecento ad interpretare tale metafora storica a sostegno dei concetti di valore e di virtù contro ogni forma di oppressione.

Doyen propone un movimentato sviluppo della scena, animato da una sorta di classicismo drammatico, eloquente nelle dinamiche gestuali ed espressive e caratterizzato da una tavolozza calibrata in funzione retorica. Una regia altrettanto ricercata regola le accurate architetture dello sfondo, i dettagli antiquari delle suppellettili e dei costumi secondo un’attenzione filologica che porterà ad un nuovo trionfo della pittura di storia e varrà a Doyen il titolo di pittore alla moda.

L’artista, insieme a Nattier, Julien de Parme, Liotard, Pecheux e Carl Van Loo, rappresenta artisticamente quel momento della vita politica ed economica del ducato di Parma in cui la Francia, per via del matrimonio fra don Filippo di Borbone e Louise Elizabeth, figlia di Luigi XV, avrà una particolare influenza culturale sulla piccola cittadina padana. Il quadro di Doyen, realizzato in due anni ed esposto al Salon parigino del 1759, dove ottenne lusinghieri e favorevoli apprezzamenti, costituisce il primo importante acquisto di don Filippo per la corte e appartiene a quel genere solenne della pittura di storia che aveva avuto grandi interpreti nella Francia del Settecento.

CURIOSITA’

Il dipinto di Doyen è stato esposto nel percorso della grande mostra “Bodoni, Principe dei Tipografi nell’Europa dei Lumi e di Napoleone”, tenutasi in occasione del bicentenario della morte dal 5 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 negli spazi monumentali della Biblioteca Palatina, del Teatro Farnese e della Galleria Nazionale all’interno del Palazzo della Pilotta.