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Un ritratto celebrativo realizzato con un impianto solenne, che tenta di conciliare al suo interno la naturale e misurata espressività alla duchessa di Parma Maria Luigia d’Austria, la cui immagine disposta tra una luce tenue, viene ancora più addolcita dal disegno della corona e di alcune rose, oggetti posti sul tavolo proprio accanto alla donna.

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Giovan Battista Borghesi (Parma, 25 novembre 1790 – 11 dicembre 1846)

Ritratto di Maria Luigia d’Austria 1837-1839

Olio su tela, cm 252 x 192

Provenienza: Parma, guardaroba ducale, in Galleria nel 1887

Inventari N. 1032

 

L’aulico ritratto è l’immagine più nota di Maria Luigia d’Austria (1791-1847), figlia di Francesco I, imperatrice dei Francesi quale seconda moglie di Napoleone e, a seguito del Congresso di Vienna, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla (1816). L’artista, esalta attentamente le diverse caratteristiche della donna, dalla sua indole mite e romantica al suo ruolo di potere e di governo. Con raffinata leggerezza dipinge l’elegante abito di tulle, rendendo con abilità tecnica le trasparenze dei ricami in oro e delle trine plissettate, oltre che ai preziosi gioielli, tanto amati da Maria Luigia. Il disegno di alcune carte collocate alla rinfusa sotto la corona, riproducenti il progetto per il Teatro Regio e il ponte sul Taro, richiamano invece le tante opere promosse sotto il suo comando.

Ad eseguire l’opera fu il pittore di corte e professore dell’Accademia locale, Giovan Battista Borghesi, allievo di Biagio Martini, che nel 1837 ricevette l’incarico di realizzare un ritratto ufficiale della sovrana per completare la sala iconografica dei duchi, che la duchessa gli aveva fatto allestire nel Palazzo del Giardino. Le differenze tra il bozzetto conservato in collezione privata e la grande tela consegnata nel 1839 sono state suggerite dalla stessa Maria Luigia, la quale volle che la testa fosse copiata da un modello di François Gérard, forse uno studio per il celebre ritratto dell’Imperatrice ora a Vienna (1812), mentre gli accessori e il trono dovevano corrispondere alle fogge in voga in quegli anni.