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La mano dell’angelo guida quella tremante di San Pietro, che, intrisa di unguento, si avvicina al petto di Sant’Agata sanando le ferite del suo martirio.

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Giovanni Lanfranco (Parma, 26 gennaio 1582 – Roma, 30 novembre 1647)

Sant’Agata visitata in carcere da San Pietro e l’angelo 1613-1614 circa

Olio su tela, cm 100 x 132.6

Provenienza: Parma, collezione Dalla Rosa-Prati

Inventario N. 65

 

L’artista dà forma alle sue figure tramite un contrasto di luci e ombre, tanto marcato da dar vita ai suoi personaggi facendoli staccare dallo sfondo scuro.

L’opera è infatti frutto della contaminazione tra il periodo parmense e quello bolognese, in cui Lanfranco viene influenzato dalla pittura di Schedoni, Annibale e Ludovico Carracci e i caravaggeschi attivi a Roma come Orazio Gentileschi, Borgianni e Saraceni.

Il pittore dispone i personaggi sulla tela in modo da colpire il fruitore suscitando in lui una reazione emotiva, tramite l’utilizzo di una regia essenziale ma toccante che vada a sperimentare quella “mozione degli affetti” tipica del gusto barocco.

Sant’Agata

Martire siciliana che visse nella prima metà del III secolo, fu sottoposta dal proconsole di Catania Quintiniano a dure prove alle quali non cedette mai, poiché aveva fatto voto di perpetua verginità. Venne così punita con l’amputazione delle mammelle, fino a quando le apparve in una visione San Pietro a risanargliele.