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Gli attributi del mito si traducono nell’Eracle in una plasticità tesa e vibrante, cui fanno da cornice una chioma movimentata, il colorismo della folta leontè e persino la ruvidità del tronco e della clava.

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Scultore di età flavia (II sec. d.C.)

Scultura colossale raffigurante Eracle

Pietra bekhen del Uadi Hammamat, h max cm 373; h volto cm 50; largh. max cons. alle spalle cm 115; prof. max cm 86

Provenienza: Giardini farnesiani di Campo Vaccinio

Inventario N. 970

Eracle è rappresentato in piedi, in appoggio sulla destra, con la gamba sinistra piegata e leggermente avanzata e il capo volto a sinistra. Stringe nella destra la clava, dai caratteristici nodi, addossata ad un tronco, anch’ esso aggrovigliato. La leontè, un drappo ricavato da un leone scuoiato, poggia piegato sull’avambraccio sinistro. L’eroe è raffigurato con un volto dal mento pronunciato e la chioma corta e ricciuta, con l‘intenzione di richiamare idealmente il ritratto di Domiziano.

Il gusto, i tratti stilistici, il sito stesso del ritrovamento assegnano l’esecuzione della statua all’età flavia, probabilmente allo scultore Rabirio, uno dei pochi maestri di cui l’antichità romana ci abbia tramandato il nome.

Il restauro settecentesco ne ha sostanzialmente rispettato l’originaria impostazione, manifestando l’interesse per la cultura antiquaria del secolo, a cui si deve anche il trasferimento dagli Orti farnesiani del Palatino alla Reggia di Colorno nel 1724. Nel 1822 ritroviamo Eracle, insieme alla colossale statua di Dioniso sorretto da un Satiro, nella Sala Ovale della Galleria Ducale, per ordine di Maria Luigia.

LEONTE’

Termine che indica la pelle del leone nemeo, trofeo della prima fatica di Eracle. Per sconfiggere la feroce bestia, Eracle non poté usare armi – inefficaci contro la pelle invincibile – ma solo la forza dei propri muscoli. L’eroe, una volta strangolato il leone, si rivestì con la sua pelle e la leontè indica perciò un attributo fondamentale per il riconoscimento della figura di Eracle.