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Come si racconta nei vangeli apocrifi, quando Maria raggiunse l’età del matrimonio fu consegnato a ciascuno dei suoi pretendenti un ramo secco, in attesa di un segno divino: l’unico a fiorire fu quello di Giuseppe, il suo futuro sposo. Ecco che Giuseppe, proprio mentre sigilla la sua promessa a Maria con l’anello nuziale, regge un ramo fiorito.

 

 

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Anonimo parmense

XVI secolo

Sposalizio dela Vergine

Olio su tela, cm 155 x 117

Provenienza: Guardamobile Ducale; in Galleria nel 1820; nella residenza di Carlo III di Borbone nel 1851; in Galleria dal 1865

Inv. 44

 

La scena rappresenta  tre personaggi, Maria  Giuseppe e un Sacerdote che celebra la loro unione, disposti su di un unico piano all’interno di un ambiente raccolto: le loro pose ed i loro gesti sono stereotipati e i colori dalle tonalità accese sono stesi in campiture vaste e uniformi all’interno di contorni rigidi e netti.

Si tratta di un‘opera di un pittore vicino a quegli artisti attivi a Parma verso la metà del Cinquecento che si ispirarono al linguaggio figurativo di Parmigianino senza raggiungerne la stessa raffinatezza ed eleganza, come si  nota nella composizione schematica della  figure piuttosto tozze e nel disegno incerto delle mani e dei piedi.

Questo dipinto, reso noto a partire dal 1820 risultava  nei cataloghi ottocenteschi della Galleria Nazionale come opera di Francesco Mazzola detto il Parmigianino, un’attribuzione ben presto rifiutata dalla critica, che propose di avvicinarlo, proprio per le sue caratteristiche, all’opera di Francesco Maria Rondani.