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La penombra dorata e le vibrazioni luministiche prodotte dal suggestivo notturno, rivelano un forte interesse dell’artista per effetti di luce artificiali, che mettono in evidenza il soggetto, il furto del simulacro di Pallade Atena, famoso talismano che secondo le credenze dell’antichità, era capace di difendere un’intera cittadinanza.

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Gaspare Landi (1756 – 1831)

Ulisse e Diomede rubano il Palladio 1783

Olio su tela, cm 97 x 146

Provenienza: Parma, Accademia di Belle Arti

Inventario N. 13

 

Il dipinto valse al giovane artista piacentino Gaspare Landi il primo premio al concorso di pittura dell’anno 1783 all’Accademia parmense di Belle Arti, nel quale il tema che i pittori erano chiamati a svolgere, come sempre proposto dalla commissione, era quello dell’episodio omerico di Ulisse e Diomede che rubano a Troia il simulacro di Pallade Atena. Nonostante le riserve di alcuni commissari sulla correttezza del disegno della figura di Diomede, che penetra nel tempio dall’apertura praticata sul pavimento, come anche per la figura del soldato troiano ai piedi della scala “più simile ad un uomo vinto dal sonno che dalla spada d’Ulisse”, unanime fu l’apprezzamento per l’invenzione “nuova ed ingegnosissima”,  soprattutto per la riuscita della scena “a lume di notte”. Il particolare del bagliore del fuoco sacro schermato dallo scudo di Diomede, presentato di schiena, che riverbera così la sua luce sull’ara e sulla statua di Pallade sollevata da Ulisse e dal giovane aiutante, conferisce al dipinto un’atmosfera luministica di grande suggestione, contrassegnata per di più da un raffinato senso degli accostamenti cromatici.

E’ una delle prime prove del Landi che, trasferitosi a Roma nel 1781 grazie alla protezione del marchese Giambattista Landi, suo lontano parente, viene apprezzato come uno dei più significativi  esponenti della nuova poetica neoclassica, in strettissima sintonia con Antonio Canova  da cui fu molto ammirato.